1000 Miglia 2009: come allora, senza respiro…

Sfida tra le Bugatti e l’Alfa Romeo: vincono Carlo e Bruno Ferrari Grande prova della Bmw 328 Touring Coupé di Kristian Ghedina e Andrea Castronovo

Fotografie: Mario Rossi

Brescia – Da quando nacque, per molti anni, rappresentò la sfida assoluta degli uomini contro il tempo, la gara nella quale il pericolo saliva a bordo di ogni vettura, scomodo passeggero da controllare, scorrazzandolo in una galoppata senza respiro da Brescia a Roma e ritorno. Stiamo parlando di un automobilismo d’altri tempi, praticato in condizioni “estreme”, soprattutto nelle ultime edizioni: strada aperta al traffico che attraversava a velocità folle paesi e popolazioni, tappe lunghissime corse nel buio della notte, come sotto il sole accecante o un acquazzone scrosciante, in grado di sfiancare i piloti e gli intrepidi “navigatori” che li seguivano. Il tutto lanciando oltre i limiti della logica automobili dotate di motori potentissimi, certamente sovradimensionati rispetto agli assetti inconsistenti, agli impianti frenanti deficitari ed ai sottili pneumatici spesso soggetti a forature repentine dagli effetti devastanti. E che dire delle inesistenti misure di sicurezza passiva? Il roll-bar, le cinture di sicurezza, i caschi e l’abbigliamento ignifugo erano assai lontani dall’essere non solo utilizzati ma persino ideati… Gettare il cuore oltre la curva era la parola d’ordine, ma i ritmi infernali da mantenere per rimanere in lizza per la vittoria comportavano il rischio, più certezza che eventualità, di travolgere animali e persone dietro ogni dosso ed ogni curva, uscendo immancabilmente di strada ad alta velocità in maniera rovinosa. Questo il fascino assurdo della 1000 Miglia di allora. L’irresistibile dannazione che pervadeva il modo di correre di piloti, di uomini, per i quali il fatto di morire era una delle eventualità messe nel “conto” al momento di prendere il via… Quanto era logico capitasse, avvenne nel 1957: Alfonso De Portago, pilota ufficiale della Ferrari, seminò incolpevolmente morte e distruzione a Cavriana (distante meno di quaranta chilometri dal traguardo di Brescia), perdendo la vita insieme al suo copilota Edmund Gurner Nelson ed a nove spettatori, in uno spaventoso incidente dovuto allo scoppio del pneumatico anteriore sinistro. Tre giorni dopo il Governo italiano decretò la fine della Freccia Rossa. Per sempre. Almeno di “quella”, così ottusamente pericolosa, che faceva della velocità pura la sua ragion d’essere ad ogni costo.
La 1000 Miglia scattata lo scorso giovedì 14 maggio da Viale Venezia a Brescia, fortunatamente, è qualcosa di molto più rassicurante: è il giusto tributo all’Automobilismo di quegli anni, ai piloti che quella sfida riuscirono a vincerla come agli sconfitti, quanto a coloro che sacrificarono tutto, ma proprio tutto, pur di provarci. Senza tema di smentita è il miglior tributo riferibile alle vetture che solcarono in quegli anni “quelle” strade, ora velocissimi rettilinei che tracciavano la pianura Padana, ora tormentati e sconnessi percorsi che scalavano l’Appennino. Le 375 automobili (su oltre 1200 iscrizioni provenienti da tutto il mondo…) che hanno sceso la pedana di partenza nella serata bresciana, infatti, hanno partecipato almeno ad un’edizione della Freccia Rossa, dalla prima disputata sino a quella in cui “la Corsa” trovò il suo tragico epilogo. Così, inevitabilmente, si tratta di Automobili di grande pregio, a prescindere dal valore intrinseco; esemplari di apprezzabile rarità, riconsegnati all’antico splendore da restauri accuratissimi ed onerosi, sostenuti dall’amorevole irragionevolezza di collezionisti più o meno facoltosi…
Passando alla cronaca va detto che questa edizione 2009 verrà ricordata come una delle più avvincenti mai disputate, vista l’incertezza perdurata sino a pochi chilometri dal traguardo circa la designazione dei vincitori. Una sfida tutta italo – argentina, che ha riconfermato quanto in questi due paesi la grande tradizione della regolarità sia espressa ai massimi livelli. A chiudere in testa la prima tappa il plurivincitore triestino Luciano Viaro in coppia con il figlio Antonio sulla superba Alfa Romeo 6C 1500 Super Sport del 1928, risultato quasi scontato vista la propensione del campione di specialità a partire all’attacco in tutte le edizioni. Ma il distacco provvisorio di 380 punti accumulato sui suoi più immediati inseguitori, gli argentini Fernando Sanchez Zinny – Juan Bartolome a bordo di una rarissima Bugatti Brescia del 1923. Dietro di loro i più bei nomi della specialità e, tra questi, al sesto posto di tappa hanno chiuso i Ferrari padre e figlio con un’altrettanto stupenda Bugatti Type 37 del 1927: un avvio guardingo (con 604 punti da rimontare…) che non ha fatto comunque perdere loro il contatto con il vertice della classifica. Ma a “nascondersi” veramente nella prima frazione Brescia – Ferrara sono stati gli altri argentini Carlos Sielecki e Juan Hervas il cui 13° posto provvisorio a 1039 punti dai Viaro non diceva la verità circa l’effettivo livello di comeptitività dell’equipaggio al volante di un’altra Bugatti, questa volta una Type 35 A. Infatti molte miglia e 15 pressostati dopo, sul traguardo romano della seconda tappa, proprio questi ultimi si sono confermati protagonisti di una rimonta prodigiosa che li ha proiettati al terzo posto nella scia dei leader Viaro con 614 punti ancora da rimontare, preceduti dalla “famiglia” Ferrari che con sole 47 penalità di distacco hanno inquadrato nel mirino la rossa Alfa Romeo vincitrice delle ultime due edizioni. Una terza tappa, quella da Roma a Brescia, tutta da giocare quindi, ed assolutamente determinante nell’economia della 1000 Miglia com’è nella migliore tradizione della gara, vista la stanchezza che equipaggi e mezzi meccanici ogni hanno accusano proprio nel risalire la penisola… La svolta, in termini di sorpasso dei Ferrari sui Viaro avviene già sulla P.C 25, la prima del Lago di Vico, con gli argentini che “accorciano” la graduatoria a soli 467 punti di distacco dai nuovi leader. Il duello si fa incandescente, con continui capovolgimenti di fronte, ma ad approfittarne è proprio la Bugatti dei sudamericani Carlos Sielecki e Juan Hervas che dapprima si avvicina inesorabilmente e quindi, sulla P.C. 34 in entrata a Pienza, passa perentoriamente al comando, sia pure con i tre contendenti racchiusi in soli 27 punti. Tre pressostati dopo, sempre a Pienza, le difficoltà in cui i Viaro si stanno dibattendo da diverse miglia diventano evidenti come il loro distacco che sale a 369 punti, mentre i Ferrari tentano la fuga con gli argentini che non mollano la presa per tutta la tappa. Dietro, per tenere i distacchi, ci vuole il calendario, ma non importa certo al terzetto di testa: i distacchi fra le prime due Bugatti si ampliano e si restringono continuamente, con i Viaro impegnati in una prova di orgoglio davvero encomiabile, nel non darsi per vinti sino all’ultimo metro. Ma a riprendersi la testa della 1000 Miglia, sulla P.C. 44 alle porte di Pianoro sono nuovamente gli argentini, con i Ferrari che sembrano aver smarrito il feeling coi pressostati. Tuttavia, anche se manca solo una Prova cronometrata, Carlo e Bruno Ferrari si sentono tutt’altro che battuti nonostante i 325 punti di distacco: a Modena, sull’ultimo pressostato della gara, accade il miracolo con gli italiani a legittimare le loro ambizioni con un solo centesimo di ritardo e gli argentini a gettare al vento una gara già vinta registrando ben 14 centesimi di scostamento. Praticamente il margine sufficiente a Carlo e Bruno Ferrari per aggiudicarsi la 1000 Miglia 2009 con soli 2 punti di vantaggio sugli argentini e 142 sui Viaro a cui va dato il merito di non aver mai smesso di crederci… Di grande efficacia la prova fornita dai portacolori ufficiali Bmw Kristian Ghedina e Andrea Castronovo (top manager della Casa Bavarese), impegno che rende onore alla “passerella” mediatica dedicata alla nuova Z4 nell’ambito della manifestazione

Gare così, senza respiro come allora, sono devvero indimenticabili…

1000 Miglia 2009 - Copyright by Mario Rossi

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