Cala il sipario sul Motor Show dei record

Bologna – Sarà per le oltre 100 novità esposte in anteprima (mondiale, europea o nazionale), sarà per l’ennesimo “pieno” di affluenza ai botteghini (oltre 1.200.000 visitatori) capace di demolire tutti i precedenti sin qui registrati, resta il fatto che quello appena concluso, il trentaduesimo, rimarrà nella memoria collettiva come il Motor Show dei record. Ma non si tratta soltanto di numeri: ciò che ci ha più colpito dell’ultima edizione è soprattutto il livello di qualità espresso, tanto per ciò che riguarda i contenuti delle vetture e dell’automotive esposto, quanto per la meritevolezza delle tematiche espresse in termini di sicurezza e nuove opportunità di propulsione/alimentazione dei mezzi, con un intero padiglione dedicato ai protagonisti del settore. Tempi che cambiano, coscienze che si affinano per fornire risposte plausibili ai troppi quesiti che, non da oggi, affollano l’orizzonte della “mobilità sostenibile”.

Peccato che, proprio durante i giorni dell’esposizione bolognese, l’Italia abbia dovuto prendere atto della fragilità congenita del proprio sistema logistico di movimentazione del 70% delle merci, dovendo subire la pesante umiliazione di sentirsi paralizzata da un giorno all’altro, rincorrendo carburanti e generi di pima necessità, quasi ci si trovasse in una condizione bellica…
Tornando sul seminato, è parso chiaro a tutti gli addetti ai lavori che se molte delle proposte hanno “funzionato”, altre hanno convinto decisamente meno. Partiamo dalle prime. Il dato da evidenziare è senza dubbio costituito dalla tendenza delle case a presentare molte bellissime Concept Cars, preziosi strumenti di marketing che un tempo “dovevano” precorrere i tempi a livelli quasi fantascientifici per lasciare il pubblico a bocca aperta, a prescindere da quanto si celasse sotto il vestito. Ebbene, oggi le cose vanno diversamente, con prototipi che di “concept” hanno solo più il nome, mentre i contenuti sono da vera e propria “preserie”. Il tutto per assecondare quel livello di competitività delle Case sui mercati che ha assunto connotazioni sempre più parossistiche per tempi e modi di presentazione delle novità. Come dire, la vettura l’abbiamo progettata, ci è venuta anche piuttosto bene, ora mettiamola in uno stand e vediamo: se pubblico e critica apprezzano possiamo passare la palla alla produzione…
In ogni caso occorre riconoscere che, nella maggior parte dei casi i risultati di questo “war – marketing” sono confortanti, almeno a giudicare da esempi come Volvo XC 60, Citroen C5 Airscape e Toyota iQ: vetture che ci farebbe piacere parcheggiare già stasera nel nostro garage, perfette interpreti degli ultimi dettami in fatto di stile e tecnologia.
Sinceramente apprezzabile, poi, il rinnovato e diffuso orgoglio italiano del fare l’automobile, respirato a pieni polmoni per tutta la durata del Motor Show e declinato con miglior successo agli estremi dell’italica produzione, tra la Ferrari F.1 2007 bi-campione del Mondo e la Fiat 500, vettura dell’anno 2007. Due confini di realizzazione tra i quali non mancano le novità di sostanza attribuibili a Maserati quanto ad Abarth.

Per questo proprio non riusciamo a capire che bisogno ci sia di “lucidare” con l’iride Ducati un marchio come quello dell’Alfa Romeo che, brillante da sempre di luce propria conquistata a suon di successi sportivi e di mercato, ha bisogno di nuove idee e modelli convincenti piuttosto che di “quarti di nobiltà” disponibili a buon mercato.
In tempi di attesa prolungata, è molto più “nobile” un dignitoso silenzio che uno schiamazzo privo di significato.
Oltretutto gli argomenti di grande presa sul giusto target generazionale, per realizzare versioni e modelli di sicuro appeal, non mancano. E se qualcuno ha dimenticato il significato di denominazioni quali Autodelta e Quadrifoglio, forse sarebbe il caso di ricordare che l’autorevolezza di un marchio si fonda anche e soprattutto sulla qualità della propria storia sportiva ed industriale.

Un esempio per tutti? La Bmw ha giocato la carta Mini al momento giusto, nel modo giusto, facendone in breve un best seller di vendite a dispetto del prezzo non propriamente accessibile a tutti. Avrebbe potuto sentirsi appagata del progetto, del marketing e più in generale di tutta l’operazione. Proprio al Motor Show, a qualche mese di distanza dalla mitica versione giardinetta Clubman, è stata orgogliosamente esposta la versione “Abarth inglese”, quella John Cooper Works che nella denominazione ritrova il dna conferitole originariamente dal fantastico progettista britannico. Inutile dire che è stata accolta in maniera entusiastica dal pubblico come dai giornalisti specializzati.
Noi italiani dovremmo ricordarlo più spesso: quando la lotta si fa dura, il coraggio di osare quasi sempre premia…

Paolo Calovolo




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