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"LOUIS DORIGNY (1654 – 1742). Un pittore della corte francese a Verona”.
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23.7.2003
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IlMuseo di Castelvecchio propone la prima esposizione europea dedicata a Louis Dorigny (1654 – 1742), il più “francese-italiano” dei pittori di quella magica stagione che segna il trasmutarsi del barocco nel colorismo della grande pittura settecentesca. A Dorigny, riconosciuto come ’inarrivabile “Maestro dei soffitti”, la migliore aristocrazia europea affidò la decorazione a fresco delle volte di chiese, cappelle nobiliari, saloni da ballo, ville e regge. La proposta di una mostra-dossier su Dorigny a Verona non è casuale: nella città scaligera l’artista francese dimorò per metà della sua lunga esistenza, tornandovi regolarmente dopo aver lasciato meravigliose testimonianze della sua maestria nelle più prestigiose dimore e chiese dei territori della Serenissima, ma anche in Austria e Boemia. La mostra, curata da Paola Marini e Giorgio Marini e promossa dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Verona, allinea una settantina di opere del maestro, tra teleri di dimensione contenute o anche molto grandi e disegni, oltre ad incisioni e opere di artisti a lui coevi. Una campagna di restauro, condotta in collaborazione con la Soprintendenza del Veneto, consente di presentare anche opere mai prima esposte. Un video, realizzato per la mostra, introduce ad un itinerario che il visitatore può percorrere tra le molte ville, chiese e palazzi affrescati dal Dorigny. Fulcro dell’esposizione sono le grandi lunette eseguite nel 1692-93 per la Cappella dei Notai nei Palazzi Scaligeri a Verona, restaurate per l’occasione. Ad affiancarle sono le tele di un ciclo di opere realizzate dall’artista per il vicentino Palazzo Leoni Montanari e una sequenza di dipinti di committenza religiosa quali il ciclo delle sette Storie di San Stanislao e, ancora tele e affreschi staccati raffiguranti soggetti profani, come i temi di ispirazione mitologica e allegorica dei “rapimenti d’amore”. Parigino, figlio e nipote d’arte (il nonno era Simon Vouet, grande interprete del classicismo alla corte francese), Louis Dorigny, dopo un fortunato esordio a Parigi, segue l’abituale itinerario formativo in Italia, destinazioni: Roma e Napoli. Da qui risalì la penisola chiamato dapprima in Umbria e nelle Marche, poi in Toscana e quindi a Venezia dove divenne uno degli artisti più ricercati dall’aristocrazia. La sua pittura, definita “eroica e sublime”, sapeva coniugare meravigliosamente il “grande gusto” della Parigi del Seicento con la tradizione italiana, facendo di lui un precursore della luminosità settecentesca destinata a trovare successivamente i suoi vertici con Ricci e i Tiepolo. A Venezia se lo contendono le casate degli Zenobio, dei Tron e dei Manin, che gli affidano la decorazione della maestosa loro villa di Passariano. La sua fama convinse Eugenio di Savoia a chiamarlo a Vienna per lavorare in quella capitale. Per il Principe Dorigny affresca il soffitto della Galleria del Palazzo e la meravigliosa “Camera Azzurra”. A contenderselo non è solo l’aristocrazia ma anche l’Alto Clero: nel 1708-10 è impegnato dall’Arcivescovo di Udine ad affrescare il Duomo, nel 1716 è impegnato a Venezia nella Chiesa degli Scalzi; alcuni anni dopo, riceve un nuovo importante incarico dai gesuiti per la loro grande chiesa di Venezia, poi ancora lavora per il Duomo di Trento. La sua fitta attività lo vede operare anche a Padova (Palazzo Cavalli e la Chiesa di Cà della Nave, a Cittadella), Vicenza (Villa La Rotonda e Palazzo Leoni Montanari) e Treviso (Palazzo Giacomelli), e naturalmente a Verona sua città d’elezione. In un nobile edificio della campagna veronese, la Villa Arvedi a Grezzana, la sua arte di decoratore raggiunge i massimi vertici. Man mano che procede nella sua lunga ricerca, la sua pittura si fa sempre più raffinata, sofisticata, persino “metafisica”. Il tutto in opere che posseggono la caratteristica di un impianto decorativo di grande eleganza e fantasia. L’attività di frescante non gli impedisce di lavorare, con risultati di grande qualità, nella pittura ad olio, interpretando anche sui teleri i temi sacri e profani che connotano i sui famosi affreschi. Da artista veramente completo, la sua produzione si estende anche all’incisione, oltre che naturalmente al disegno. E di tutto questo, sia pure per essenziali esempi, la mostra veronese da puntualmente conto.
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