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GIANFILIPPO USELLINI
(1903-1971) Mostra del centenario
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15.10.2003
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A cent’anni dalla nascita dell’artista la mostra, curata da Elena Pontiggia, comprende oltre settanta opere e documenta il suo intero percorso creativo. Tra i maggiori protagonisti del realismo magico fra le due guerre, creatore di una pittura a metà fra sogno, fiaba e mito, Usellini ha ripensato la tradizione classica, mescolandola alle suggestioni della metafisica e del primitivismo di Rousseau. La mostra raccoglie tutti i principali capolavori dell’artista. Saranno esposti, tra l’altro, L’accademia, presentato alla Biennale di Venezia del 1926; l’inquietante Temporale, della Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma; il coro, che vinse il Premio Ricci nel 1932; i fiabeschi Gli aquiloni (1934) e Il paracadute (1936), entrambi del Museo di Palazzo Pitti; la grande Altalena del 1940, metafora dell’esistenza in bilico fra il bene e il male. La mostra si conclude con la monumentale Allegoria di Arona (Sapienza e scienza), un dipinto di oltre quattro metri, che ispirò una suggestiva pagina di Piero Chiara. Vengono presentati, inoltre, alcuni importanti inediti come Il ballerino della Scala (1925), testimonianza del periodo in cui Usellini frequentava Enrico Cecchetti, il famoso danzatore e coreografo, maestro della Pavlova: un dipinto da anni disperso; come I fotografi. La cattura di Pegaso (1940), mai più esposto dal 1940; e come il suggestivo dittico La lepre e La tartaruga del 1949.
La mostra è accompagnata da un catalogo pubblicato da Silvana Editoriale, con un saggio introduttivo di Elena Pontiggia e una testimonianza di Fanny Usellini, figlia dell’artista. Nato a Milano nel 1903 Usellini comincia a dipingere alla fine degli anni Dieci. In quello stesso periodo, dopo iniziali studi classici, si iscrive all'Accademia di Brera dove studia con Ambrogio Alciati. Nel 1926, appena ventitreenne, è invitato alla Biennale di Venezia. Intanto si avvicina al Novecento Italiano, pur non partecipando alle mostre del gruppo. Alla fine del decennio definisce il suo linguaggio più tipico: un ripensamento della pittura quattrocentesca, soprattutto di Paolo Uccello, del Mantegna e del Carpaccio, ispirato anche ai ricordi d’infanzia (aveva trascorso lunghi periodi, da ragazzo, nella casa paterna di Arona: un palazzo settecentesco che lo aveva affascinato e che spesso dipingerà nelle sue opere). Dà vita così a un singolare classicismo venato di metafisica e continuamente animato da un sentimento di stupore. Anche nella tecnica pittorica si ispira ai maestri antichi, riprendendo la tempera grassa a velature. A partire dagli anni Trenta, inoltre, si dedica con passione alla pittura murale, eseguendo numerosi affreschi, encausti, mosaici. Dal 1961 è chiamato all'Accademia di Brera, dove insegna fino al 1971, anno della sua morte. Nell’ambito delle celebrazioni per il centenario della nascita di Usellini, è in programma al Museo Teatrale alla Scala di Milano la mostra GIANFILIPPO USELLINI ALLA SCALA. La mostra, promossa dagli Amici della Scala e curata da Vittoria Crespi Morbio, presenta quaranta opere tra bozzetti, figurini e fotografie di scena che documentano l’attività di scenografo e costumista di Usellini.
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