La linea è orientamento di un gesto, è movimento, filo o solco, coscienza di uno spazio. Quando si spezza, la frattura stabilisce l’interruzione della sua continuità. Dato un tratto rettilineo, l’intervento di una forza esterna che agisce provoca un cambiamento di direzione della linea, ridotta a segmento, e, per ogni successiva modificazione, a una contiguità di segmenti, che congiungono punti fissi, a seconda e in reazione delle sollecitazioni. Una linea, quando si chiude, forma un recinto, un contorno: il controllo che lo definisce, la mano che ne segna il movimento, determina la figura. “L’impulso del gesto e la nascita di un’immagine possono coincidere nel momento dell’invenzione con lo scaturire di automatismi di intera gratificazione ritmica” (Gino Gorza, Via piana della figura, Torino, 2002). Carlo Giuliano ha scelto come stile la dipendenza dalla linea: curva, agli inizi, quando la mente - che pretende nell’impulso giovanile il sopravvento sull’istinto, che spinge atavicamente all’imitazione della natura -, vuole costringere la mano al gesto gratuito che vuole inventare un “bello” che non dipenda dalla figurazione e neppure dalla forma, soppiantandole magari con il numero o col ritmo; retta in seguito, in scia ad impulsi che alleano l’equilibrio delle forze che determinano e sostengono i piani; quindi con un’ulteriore privilegio al calcolo attribuisce alla scelta della linea spezzata la funzione di stilema. In questa mostra allo Studio Laboratorio, Giuliano riunisce due tecniche su carta: l’incisione su zinco e il disegno a carboncino, che abbinano peculiarità non marginali. Innanzi tutto nella scelta del segno nero su una superficie chiara. Poi nella valenza del rilievo, il grumo dell’inchiostro che dall’incavo della morsura passa sul foglio e la traccia della fusaggine usta che si sbriciola. Infine nella mediazione che intercorre tra l’azione diretta dello stilo e la traccia definita, in un caso necessaria attraverso l’incisione della matrice, nell’altro con la funzione della polvere del carbone, da trattenere col fissaggio o da soffiar via, che accompagna la scelta di stampa con la decisione per la velatura del fondo o della sua assenza. La volontà di trascendere l’intervento diretto calligrafico, che sancisce, non è casuale né marginale, ma risoluzione e complemento di un percorso artistico che accomuna le molteplici espressioni di un’opera che raccoglie, a fianco dell’attività pittorica, quella di scultore e scenografo. Dal geometrismo astratto sperimentato negli Anni Sessanta, alle campiture tridimensionali dai caratteri volumetrici virtuali, alla spazialità razionale che sta alla base dei suoi allestimenti scenici, Carlo Giuliano si nasconde e si rivela, a scelta, in una calcolata sintesi di spazio e tempo, in un personalissimo Glasperlenspiel. Nella sua narrazione, l’autore primario, l’artista e la sua opera (che ha infine inglobato quella dell’autore) e lo spettatore recitano insieme, mezzi tutti indispensabili per un progetto che si realizza soltanto sulla scena. Così la scultura-installazione, che ha compimento solo con la luce e il gioco delle ombre; la lastra di ferro o di legno o di plexiglas che si piega, diventa ellissi, si scheggia per esprimere il suo doppio; il reticolo di linee che immerge nell’officina dell’acido le sbarre della gabbia e le maglie della rete per poi imprigionarvi il candore della pagina. In sintesi a vincere è il gesto: “La linea e la macchia che un’azione affida al supporto è il traslato del gesto effettivo responsabile di quella traccia”, ancora Gorza, “che sostanzia appunto la ritmica dell’opera”. Gianfranco Schialvino
Carlo Giuliano è nato a Torino nel 1941. È direttore dell’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino dal 1992 e titolare del Corso di Scenotecnica presso la scuola di Scenografia dell’Accademia dal 1971. Ha insegnato alla Scuola Politecnica di Design di Milano dal 1969 al 1972. Come pittore ed incisore ha esposto in numerose mostre. In evidenza quelle torinesi presso le gallerie Martano, Christian Stein e Biasutti e la partecipazione alla Triennale Internazionale dell’incisione di Biella . Ha svolto opera di restauratore per la Soprintendenza di Monumenti di Torino e compiti di direzione tecnica del Festival Teatrale “Cuneo Alternativa” negli anni 1979/80, dei “Punti Verdi” per conto dell'Assessorato alla Cultura di Torino per gli anni dal ’78 sino all’87, di 10 edizioni del Festival Teatrale di Asti, di 10 edizioni del Festival Internazionale di Teatro per ragazzi di Torino. La sua attività principe resta la scenografia, nella quale ha esordito nel 1965. È stato Direttore Tecnico e degli Allestimenti Scenici del Teatro Stabile di Torino dal 1976 al 1990.
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