ANTONIOVIVALDI:
ANIMA VENEZIANA


Il 28 luglio 1741 moriva a Vienna Antonio Vivaldi, il suo corpo venne inumato in tutta fretta nel cimitero dell'Ospedale dei poveri. La stagione calda e le ristrettezze economiche del compositore sconsigliarono ogni altro tipo di cerimonia. Amato ed odiato dai suoi contemporanei, estro bizzarro, prete in odore di zolfo e di rossa capigliatura, Vivaldi rappresenta forse meglio di chiunque altro uno stile, un'epoca, un modo di vivere e di far musica. Figlio primogenito di Giovanni Battista Vivaldi, parrucchiere e violinista, nasce a Venezia nel 1678; la sorte, non certo benevola, gli riservera' otto tra fratelli e sorelle ed una condizione economica familiare non certo florida. Anche le condizioni di salute del giovane Vivaldi non furono clementi; afflitto da un asma bronchiale cronica, che lo avrebbe accompagnato tutta la vita. Sulla stessa vocazione religiosa di Vivaldi ci sarebbe comunque da riflettere. Certo e' che ad un ragazzo di modeste origini e salute cagionevole, ma dallo spiccato talento musicale non si proponevano molte altre alternative. Il tutto tenendo debito conto della piu' deplorevole rettitudine economica e morale del clero veneziano di quegli anni. Riscaldando quelle che erano state le scelte paterne il giovane sacerdote si fece assumere presso l'Ospedale della Pieta' come insegnante di musica. Sara' proprio in quella sede che, nel 1708, le sue prime composizioni vennero ascoltate da Federico IV, re di Danimarca e Norvegia. Il successo fu notevole e gli spartiti del "prete rosso" cominciarono a diffondersi in Europa. Dopo aver diffuso le proprie opere nei ricchi mercati editoriali di Londra ed Amsterdam, Vivaldi compose l'Estro Armonico, la prima provocazione musicale di un genio, il passaporto per la sua notorieta'. Intanto il prete rosso, denominato ormai in tutto il continente "maestro dei concerti ", proseguiva alacremente la propria attivita' di maestro all'Ospedale della Pieta', il suo inesauribile laboratorio di esperimenti. Sulla abilita' esecutiva delle fanciulle "ospealere" esistono numerosissime testimonianze dei piu' illustri viaggiatori. Fu nel periodo tra 1713 e il 1716 che Vivaldi sposo' la causa del melodramma e divenne "franco imprenditore" nella sostanza impresario di se' stesso delle sue opere. Sara' questa un'attivita' intensissima e dall'alterna sorte; il " prete rosso" affrontera' lunghi viaggi in Italia e in Europa, conoscera' l'imperatore e comporra' brani per il giovanissimo Luigi XV di Francia.
La sua cagionevole salute non gli sara'
all'apparenza di grande impaccio e nelle sue pellegrinazioni si affidera' alle amorevoli cure delle due sorelle Giraud, una delle quali. Annina, diverra' certamente la sua amante. In patria Don Antonio non venne sempre accolto con simpatia: il suo estro musicale, la sua vita non propriamente irreprensibile, la sua fama di prete non praticante, ma innanzitutto la sua instancabile vena imprenditoriale gli Costarono antipatie, inimicizie e qualche pesante pagina di satira. Tant'e' che quando Vivaldi, era il 1735, decise di tornare a Venezia per restarvi non ando' incontro alla tranquillita' sperata. Ed ecco allora ricomparire il miraggio delle grandi piazze europee dove la considerazione per il maestro era intatta. Aiutato dalla proverbiale fulminea creativita', Vivaldi si distinguera' per la vendita al dettaglio dei suoi celebrati concerti. Il suo ultimo viaggio a Vienna nascera' pero' all'insegna della sfortuna: lo stanco e non piu' celebratissimo prete rosso incappera' nella morte dell'Imperatore e nella susseguente crisi di potere che sfocera' nella guerra di succesione. Nessuno dei potenziali committenti di Vivaldi ebbe il tempo di pensare alla musica dell'anziano maestro che mori' travolto dal suo male e nell'indifferenza dei piu'. Nel 1742 ando' in scena postumo "L'Oratorio in Messina ovvero la Merope", di questo addio vivaldiano si perse dapprima la partitura e, con l'ultima guerra mondiale, anche il libretto. Il cimitero e le ossa del "prete rosso" finirono in una fossa comune.





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