LA VENEZIA DI
A
NTONIO VIVALDI

APPUNTI DI VIAGGIO NELLA MEMORIA



Erotismo e santita', splendore e decadenza, il fascino che produce una societa' quando ha ormai le spalle volte al proprio apice e' indiscutibile. La Roma del Basso lmpero, la Bisanzio del Quattrocento, la Parigi di Maria Antonietta e la Vienna degli ultimi valzer, contendono a Venezia, alla Venezia di Vivaldi, questo primato dello spirito. La grande storia d'Europa aveva ormai compiuto i suoi giochi, dall'egemonia dei grandi stati nazionali il Leone di San Marco era uscito se non proprio battuto perlomeno ridimensionato. Ma quanto orgoglio, quanta astuzia politica, quanta febbrile gioia di vivere alle soglie di una decadenza ormai imminente ! La raffinata costituzione politica, le recenti fermezze alle brame papali, le eroiche contese contro lo smisurato impero ottomano ed un trionfale fiorire di arti, svaghi e passioni rendono la Venezia di quegli anni unica, irrinunciabile, al contempo perduta e irriperdibile. I fremiti che scuotevano calli o campielli donavano alla citta' un'atmosfera dove il vizio si intrecciava alla fede, dove il gioco, l'amore per le cortigiane, l'armonia di infinite composizioni musicali animavano il gusto di ogni ceto sociale. Nel 1740 sommando locande, botteghe del caffe ed osterie, tocchiamo il numero di seimila, una cifra che ci da' un'adeguata misura dei fermenti veneziani. Anche dal punto di vista architettonico, la citta' si arricchira' di opere destinate a fare la sua storia: S.Rocco, S. Vidal, S. Toma', le facciate dei Gesuiti di S. Stae, Ca' Pesaro, Ca' Rezzonico, i nuovi pavimenti di Piazza San Marco. Questa era la cornice alla musica e alla vita del Prete Rosso, sacerdote anomalo, uomo dal fisico minato, dalla smisurata foga compositiva, non propriamente in odore di castita'. Ma Venezia concedeva in quegli anni questo ed altro, se una parte deI clero si opponeva alle liberta' eccessive dei sacerdoti, e' pur vero che tutto era relativo ed ognuno, ad ogni buon conto, finiva con il regolarsi come meglio credeva. Anche il rapporto con il sesso era per il veneziano piuttosto particolare, in citta' si amoreggiava tantissimo, praticamente ovunque, e, durante il Carnevale, spesso per calli e campielli. La prostituzione era diffusissima, le malattie veneree una delle principali cause di mortalita'. Come stupirsi quindi se Vivaldi, prete che celebro' un'unica messa, si accompagnava ad un'amante, forse a due. Era nei teatri che la vita artistica e musicale toccava i vertici per qualita', livello del pubblico, assoluta notorieta'. Dira' Rousseau, e non si puo' dargli torto, che era impossibile sentire cantare come a Venezia. San Samuele, San Giovanni Crisostomo, San Cassiano, S. Angelo, San Moise', questi i nomi dei piu' famosi teatri della citta' dei Dogi. Generalmente la stagione operistica veneziana piu' celebrata, se ne avevano echi in tutta Europa, coincideva con il Carnevale, veniva inaugurata il 26 di dicembre per concludersi con il Martedi' Grasso. Vivaldi sara' particolarmente legato aI Teatro S. Angelo dove debutto' neI 1714 con l'"Orlando finto pazzo", la sua prima opera veneziana, e solo raramente collaboro' con i rivali di san Samuele e di san Moise'. Ma la vita musicale della citta' non era certamente limitata ai teatri d'opera. Si tenevano concerti nei palazzi e nelle chiese, non vi era serata in citta' che non fosse animata dalle note di nuove composizioni. La splendida Basilica di San Marco ospitava nella cappella privata del Doge la "Schola Cantorum", massima istituzione musicale veneziana che vantava strumentisti di prima grandezza come i due Gabrieli e Claudio Monteverdi. A questo proposito, e' bene ricordare che il governo della Repubblica era rigorosamente laico e che la Basilica di san Marco divenne Cattedrale di Venezia solamente alla caduta di questo sistema politico. Una situazione che incentivo' il mecenatismo di stato, attivo a Venezia sin dall'eta' medioevale. Ma forse, a cavallo tra Seicento e Settecento, la piu' tipica istituzione musicale della citta' era rappresentata dal proliferare dei "conservatori" e de gli "ospedali", asili per ragazze abbandonate, o ridotte in miseria, che costituivano dei formidabili serbatoi di talenti. La loro fama crebbe a tal punto che alcune nobili famiglie fecero compiere alle figlie, in questo caso a pagamento, gli studi musicali presso questi istituti. DaI 1703 aI 1740 Antonio Vivaldi svolse la sua attivita', piu' o meno continuativamente, presso l'istituto della Pieta' dove assunse gli incarichi di insegnante, compositore, titolare e maestro. Era in conservatori come questi che si poteva ascoltare la migliore musica veneziana dell'epoca; da San Lazzaro dei Mendicanti all'Ospedale degli Incurabili all'Ospedaletto dei S.S. Giovanni e Paolo. Il De Brosses, colto viaggiatore francese, ricorda come gli appassionati si spostassero da un istituto all'altro per non perdersi le accademie, ossia i concerti, delle putte piu' dotate. In questi pellegrinaggi non venivano trascurati neanche i conventi, perche' tra le virtuose piu' brillanti erano anche diverse religiose. Anche questa era la Venezia di Vivaldi, una citta' ribalda, colta e disinibita, ma anche devota, dove i sacerdoti componevano e dirigevano le partiture e stuoli di giovinette ne erano esecutrici di vaglia.



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