VINCENZO CAMPI.
SCENE DEL QUOTIDIANO





Cremona
Museo civico Ala Ponzone
via Ugolani Dati, 4
Per informazioni:
tel. 0372.461026
Fino al 18 marzo 2001
Orario:
dal martedì al sabato
ore 9-19/
domenica
ore 10-19 /
lunedì chiuso



Una città compatta, dalle solide mura, con belle chiese e palazzi sontuosi: così appare la Cremona del Cinquecento nella pianta disegnata da Antonio Campi nel 1578.
Roberto Longhi definì la città di quel tempo "una piccola Anversa".
E proprio con le Fiandre, i suoi mercanti e i suoi banchieri, Cremona - già allora città agricola per eccellenza - tesseva intensi traffici. Malgrado i potenti di turno fossero di volta in volta milanesi, veneziani, francesi e spagnoli, la città e i suoi quarantamila abitanti godevano di floridezza. E quando la Spagna la conquistò definitivamente nel 1535, per Cremona cominciò un periodo ancora più prospero.
In questi anni nasce Vincenzo Campi, il più giovane di una famiglia di artisti che annovera il capostipite Galeazzo e i figli Giulio, Antonio e, naturalmente, Vincenzo; mentre Bernardino, che pure aveva lo stesso cognome, non era neppure parente.
È a Vincenzo che Cremona, nelle nuovissime sale espositive del Museo civico Ala Ponzone, riserva una mostra importante che arriva a quindici anni esatti dall'allestimento dedicato all'intera famiglia e alla cultura artistica cremonese nel Cinquecento. L'idea della mostra su Vincenzo Campi è nata tre anni fa, in occasione della scoperta del San Martino, un dipinto di Vincenzo che si rifà a una secolare tradizione delle campagne lombarde: l'11 novembre, giorno dedicato al santo, i contadini traslocavano da una cascina all'altra in cerca di lavoro, raccogliendo le loro misere cose sui carri. Il quadro - che raffigura dunque un trasloco - è stato rinvenuto negli uffici della Prefettura di Cremona, dove era giunto dopo numerosi passaggi nel corso dei secoli. Restaurato e oggi custodito alla pinacoteca cremonese, l'opera illustra uno spaccato di vita quotidiana, di quelle "scene del quotidiano" che connotano e circoscrivono il tema della mostra.
Non tutte di Vincenzo Campi sono le oltre quaranta opere esposte: il Comitato scientifico ha accostato anche altri dipinti cinquecenteschi, in modo da suggerire un confronto con l'artista cremonese. Ma, accanto ad una singolare natura morta dell'Arcimboldi da New York, a opere di Jacopo Bassano da Vienna, ad un'opera inedita della scuola dei Bassano da Cremona, ad opere da Berlino, Firenze, Milano, Parigi e Trento, a dipinti fiamminghi da Modena, Napoli, Parma, Sestri Levante e Verona, è soprattutto Vincenzo Campi a riservare le principali sorprese. Insieme alle opere più note dalla Pinacoteca di Brera, dallo Staatliche Museen di Berlino e dagli Uffizi di Firenze, vengono presentati un dipinto, mai visto in Italia, proveniente dal Musée des Beaux-Arts di Lione, opere di derivazione dello stesso soggetto conservate in collezioni private e, vera novità della mostra, cinque tele assolutamente inedite (la Fruttivandola, i Pollivendoli la Pescivendola e due Pescivendoli) che, per la prima volta dopo quattro secoli, dal castello della Baviera dove sono conservate tornano nella città in cui furono dipinte.
Nessuno, a parte i proprietari e qualche ospite privilegiato, da allora ha mai potuto ammirarle: la loro presenza, da sola, giustifica una visita alla mostra.