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DIPINGERE
LA MUSICA. STRUMENTI IN POSA NELL'ARTE DEL
CINQUE E SEICENTO
Cremona
Santa Maria della Pietà
Piazza Giovanni XXIII
Per informazioni: tel. 0372.461026
Fino al 18 marzo 2001
Orario:
dal martedì al sabato
ore 9-19 /
domenica
ore 10-19 /
lunedì chiuso
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L'iconografia
musicale è un terreno sconfinato. Nonostante la straordinaria fortuna
del motto oraziano Ut pictura poesis, un rapido sguardo retrospettivo
alla storia dell'arte rivela che anche fra la musica e la pittura intercorrono
rapporti intensi ed eloquenti.
Tantissime sono sempre state le motivazioni e le strategie che hanno portato
la pittura - dai ceramisti greci ai cubisti - a raffigurare la musica,
a servirsene appunto come di uno strumento con cui produrre, non già suoni,
ma significati.
L'evoluzione di maggior rilievo nella storia della musica dal Quattrocento
in poi è stata l'emancipazione della musica strumentale dalla musica vocale.
Nel corso del Cinquecento lo strumento musicale ha goduto di un sviluppo
senza precedenti, con una parallela vasta attività editoriale di testi
musicali. Questo prodigioso moltiplicarsi di illustrazioni degli strumenti
nella letteratura musicale aveva come scopo la normazione della morfologia,
della costruzione e della pratica strumentale.
Molto più importante, però, di questa sussidiaria funzione illustrativa
è stata la progressiva creazione di un vero e proprio linguaggio pittorico
degli strumenti, tramite il quale dovevano nascere nuove ed illimitate
possibilità di dialogo, di opposizioni o di complementarità simboliche,
fra musica e pittura.
Compito fondamentale della mostra è di tentare una ricognizione dei diversi
ambiti nei quali la pittura si è avvalsa dell'universo della musica per
ampliare o precisare i propri sistemi espressivi, rendendoli così più
adatti a partecipare al dibattito culturale del loro tempo.
La mostra vuol essere un invito ad affrontare la grande diversità dei
temi pittorici nei quali si sono prodotte queste tangenze, talvolta questi
attriti, fra due sistemi complessi di espressioni artistiche.
Oltre centocinquanta sono i dipinti, le stampe e i testi antichi presentati,
secondo criteri di qualità artistica, ma anche di eloquenza iconografica.
La mostra è poi arricchita, a mo' di contrappunto spesso chiarificatore,
da numerosi e preziosi strumenti musicali coevi e da pezzi di archeologia
musicale. Mentre gli uni apportano all'esperienza di godimento delle opere
una dimensione propriamente musicologica, gli altri recano la testimonianza
dei modelli antichi, rispetto ai quali la mostra si presenta, soprattutto
nelle prime sezioni, come un insieme di variazioni. Sono esposte opere
provenienti da musei e collezioni private di Paesi europei e d'Oltreoceano
per un insieme di capolavori di artisti di eccezionale importanza e richiamo,
fra i quali: Giorgione da Castelfranco (dalla National Gallery of Art
di Washington), Tiziano Vecellio (dal Museo del Prado di Madrid e da altre
collezioni), Il Guercino e Rosso Fiorentino (dalla Galleria degli Uffizi
di Firenze e da Varsavia), Anton Van Dyck (dal Prado), Giuseppe Ribera
(da Osuna), Georges de la Tour (dal Paul Getty Museum di Los Angeles e
da Remiremont), Cecco del Caravaggio (dalla Pinacoteca Nazionale di Atene),
Mattia Preti, Palma il Vecchio, Annibale Carracci, Lorenzo Lotto, Luca
Giordano, Bernardo Strozzi (accanto alla "Suonatrice di violoncello" da
Dresda, dello Strozzi viene presentato il "Ritratto di Monteverdi" proveniente
da Vienna), Maestro dell'Annuncio ai Pastori, Maestro delle Mezze Figure
Femminili, Antiveduto Gramatica, Evaristo Baschenis, Hendrick Terbrugghen,
Dirk van Baburen, Gerrit van Honthorst.

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