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"MATIAland"
Laura
della Gatta e Pino Giampà formano un duo artistico dal 1991 con
il nome di MATIA, che deriva dal titolo di una loro mostra: Telematia.
A due anni dalla loro prima personale a Roma alla Galleria Mascherino
propongono una nuova serie pittorica ancor più visionaria della
precedente. Con questi lavori gli artisti confermano un'intenzionalità
a giocare concettualmente sull'equivoco. Questa volontà è
sottolineata dalla tecnica con cui è costruito il loro lavoro.
I Matia dipingono, ma la loro pittura rimanda all'immagine fotografica
tanto che spesso si confonde con essa. Il legame con la fotografia è
tutta una questione linguistica: si manifesta a partire dalla perizia
della realizzazione pittorica, quasi iperreale, e si evidenzia con la
resa dei fuori fuoco e dell'eccesso di fuoco spinto fino al limite estremo.
Il richiamo alla fotografia non è però pedissequo ma è
a tratti alterato tanto da rendere l'immagine atipica, caricata da un
uso teatrale e artificiale della luce e da effetti scenografici. La composizione
che ne risulta è interamente dipinta ma ha forti legami tecnologici:
il più delle volte, per esempio, mantiene una labile traccia di
elaborazione al computer a bassa risoluzione sotto gli strati della materia
pittorica; il più delle volte, si è detto, ma non sempre,
e tale alternanza acuisce l'ambiguità della loro pittura.
Il procedimento su cui si fonda il lavoro dei Matia è complesso,
prevede molti passaggi per giungere al prodotto definitivo. Dopo avere
organizzato i set che costituiscono la base per i loro quadri, li fotografano
per poi rielaborare il tutto al computer con variazioni e ripensamenti;
altre volte, come nel caso dei nuovi lavori, compongono direttamente l'immagine
usando il computer: in entrambi i casi trasferiscono con ausilii digitali
tali immagini su tela oppure le riproducono con metodi tradizionali, "a
mano". A questo punto la pittura segue ciò che è stato
tracciato, ancora una volta con la libertà di ripensare alcuni
dettagli, di modificare luci e ombre, di reinterpretare singoli particolari
giungendo a un'immagine finale anomala ma perfettamente credibile. Anche
il tema dei loro quadri (il viaggio, la fantascienza, il mito, la natura,
personaggi anomali, rimandi simbolici, strane storie) riflette il senso
della loro ricerca.
Nell'attuale serie abbiamo un gran numero di opere che si rifanno al genere
bucolico tanto in voga nell'arte del passato; ma che tipo di paesaggio
è il loro? Le loro vedute si rivelano il risultato di una selezione
del "meglio di" tanti paesaggi ideali, i più belli e
perfetti, quasi da cartolina, incontaminati dalla normale presenza umana.
Tra colti richiami simbolici e sturm und drang, atmosfere visionarie e
surreali, riferimenti a certa fotografia pittorialista, citazioni fantasy,
ricordi di letteratura e cinematografia fantastica, episodiche connessioni
con ambiti psichedelici e ironico ricorso alla fantascienza, le loro campionature
manipolate ad hoc costruiscono panoramiche plausibili ma irreali, inquietanti
e accattivanti; immerse in una dimensione spaziotemporale sospesa, straniante,
artificiale, di richiamo tecnologico, sembrano in attesa del manifestarsi
di un accadimento soprannaturale di lovecraftiana memoria. La chiave più
profonda per la comprensione del quadro è lasciata dagli artisti
nelle mani di chi guarda e dunque sarà soggetta a più letture
e a diverse interpretazioni, mai definitive nè certe: si noteranno
infatti ogni volta minimi particolari sfuggiti, piccoli misteri irrisolti,
un dettaglio scoperto all'ultim'ora, una frase che non torna... E' questo
il territorio dei Matia, MATIAland, dove le tematiche delle opere sono
relative così come lo sono i titoli, che giocano a richiamare e
a confondere i soggetti rappresentati... Perchè quel che conta
è la loro ricerca, costruita sull'analisi e sull'uso dei codici
della pittura, della fotografia, del computer e dei molti altri modelli
utilizzati, basata sulla sintesi e sull'indistinzione delle tecniche e
dei riferimenti. Il loro lavoro si colloca dunque nellambito artistico
concettuale, come ogni lavoro sul linguaggio che si rispetti, e più
precisamente in quellarea del concettuale dove progettualità
e razionalità si aprono in parte alle emozioni.
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Roma
Galleria d'arte
Mascherino
Via del Mascherino 24
durata
mostra:
5/10-9/11/02
Orario :
16.30/ 19.30 (escluso lunedì e festivi)
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