Matrioska,

di
Stefania Nardini,
Tullio Pironti editore,
pag. 149,
euro 10,33






Stefania Nardini, 41 anni, romana, giornalista.
Dal 1979 ha lavorato per Il Messaggero, Paese Sera, Europeo, Rai ed infine Il Mattino, che ha lasciato sei

anni fa per una scelta di liberta' professionale.
Dopo aver pubblicato altri libri, con Matrioska ha iniziato il suo percorso nel raccontare le cose della vita.
"MATRIOSKA" di Stefania Nardini.

Avete mai pensato al dramma che vivono in Italia tante donne dell'est costrette a cambiare lavoro per cento mila lire in più perché hanno lasciato la famiglia che chiede sempre soldi?
Una giornalista romana, Stefania Nardini, un giorno decide di andare in Ucraina. E' incuriosita da questo
mondo di combattenti matrioske. Vi resta 6 mesi perché vuole capire la realtà di un paese piombato nella povertà e nel caos dopo la caduta del Muro. E per capire, si adatta anche al gelido inverno di 20 gradi sotto zero.
Di questa esperienza è frutto il libro "Matrioska", la storia di una donna combattiva e mai disperata.
Una di quelle migliaia di donne che si immolano per strappare dalla miseria la famiglia che aveva prima conosciuto non certo la ricchezza, ma sicuramente una vita decorosa.
Nell'incantevole e disperata Kiev capitale del nuovo stato indipendente dell'Ucraina, una giovane donna, Irina Kosenko, si ritrova laureata e disoccupata senza speranza. Ha solo qualche grivna per un panino da McDonald's e tanta voglia di evadere. Dove andrà? In Europa, forse in Italia. Già mezzo milione di ucraine sono fuggite verso la Germania, la Spagna, l'Italia: alle più fortunate, quasi tutte provviste di una laurea, è toccato un lavoro umile. Per le altre, semplicemente, la strada. Irina non vuole restare immobile in attesa di tempi migliori. Oltretutto ha una figlia giovane, Ocsana, avuta da un uomo sbagliato, che vive con i suoi genitori e fra qualche anno andrà all'Università. Ha un'amica, Valia, che è pronta a partire con lei. Alla cugina, Lara, che aveva lavorato per cinque anni in Italia, chiede un prestito mille dollari per il viaggio. Lara gliene può dare seicento. Ci penserà il suo amante, Sascia ad aggiungere gli altri quattrocento dollari. Ocsana sa che non vedrà per un po' la sua mamma.Eppure è ottimista, «Dai mamma, potrei raggiungerti anch'io in Italia. Potrei studiare là... Vedrai, farai sicuramente cose buone». Così parte e ancora non sa bene che anche lei farà parte di quell'esercito di donne che con il loro lavoro sono la vera spina dorsale di un paese a pezzi. Diventerà clandestina. La sua forza, la sua dignità, non l'abbandoneranno mai. Ma la sua avventura in Italia ha un epilogo triste. E a noi lettori, avviluppati in questa vicenda toccante, resta l'amaro in bocca. Avremmo voluto cherestasse nel nostro Paese. Tanto l'avevamo amata.
In Italia, a Roma, viene "scelta" da una signora fiorentina, Marta, ex giornalista, sposata e con un bambino che ha bisogno di una cameriera. Con Marta stabilisce subito un rapporto di solidarietà. Si trova bene a casa sua,a Montepulciano e recupera giorno dopo giorno fiducia in sé ripudiando quel modello negativo di "donna-macchina". Purtroppo una delle donne che hanno fatto con lei il viaggio della speranza, Luda, che era andata a finire nelle Marche, si suicida. Meglio è andata all' amica Valia, che era riuscita a scappare dalla Sicilia dove era andata a servizio da un uomo anziano, che viveva barricato in casa. Un incubo. Ma le seicento mila lire che guadagna da Marta non le bastano per sfamare la famiglia in Ucraina.
Così, pur disperandosi, lascia Marta e va in Calabria per trecento mila lire in più. Ma la musica cambia. Marta era un'amica. In questa nuova famiglia c'è solo lavoro e indifferenza, se non disprezzo. E' troppo per Irina. Si ammala. Finisce in ospedale e lì decide che tornerà nella sua terra, o meglio, nella sua misera "tana". In questo romanzo che si legge come un poema la felicità è solo un ricordo del passato. L'Eldorado è stato breve come una meteora. Non restano che le belle giornate di sole vissute a Montepulciano, con una padrona di casa amica e solidale. Irina deve tornare indietro. Irina è come la sua Ucraina, povera e bellissima.