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Al Miela
"Chi li ha visti"?
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Il book degli
"illustri scomparsi" è, in realtà, uno scrigno
prezioso dei simboli di un'era in costante evoluzione: la rapidità
con cui i tempi si evolvono, talvolta, è implacabile giustiziere
di memorie da salvaguardare. Anche il cinema, arte moderna eppure già
ricca di storia, subisce questo fluire impietoso: fin troppo spesso, ciò
che il comune sentire riconosce come conoscenza acquisita, in realtà
è mero ricordo. "Chi li ha visti?" nasce proprio dall'esigenza
di riportare alla luce testimonianze di una cinematografia che la programmazione
commerciale e televisiva ha "messo da parte".
Rivolta soprattutto ai giovani e giovanissimi, questa rassegna vuole ripercorrere
alcune delle tappe storiche che hanno posto le basi del cinema dell'era
contemporanea: capolavori del passato e cult inimitabili, in versione
originale e sottotitolata, che sono entrati nell'immaginario collettivo
- al di là delle classifiche - nella maggior parte dei casi senza
essere stati neppure visti.
Vogliamo pensare a quest'iniziativa come un evento in fieri, tutto ancora
da costruire e rielaborare: senza forzare aspettative e promesse. I titoli
non mancano: a partire da "La corazzata Potemkin" (1926) e "Aleksandr
Nevskij" (1938) di Sergej Michailovich Ejzenstejn a "Metropolis"
(1926) e "M, il mostro di Dusseldorf" (1931) di Fritz Lang;
per poi passare ai più recenti "La dolce vita" (1960)
di Federico Fellini e "Il cielo sopra Berlino" (1987) di Wim
Wenders.
Il 14 marzo è stato solo l'inizio di un percorso che merita d'essere
intrapreso, un po' per curiosità e un po' per condividere, con
cognizione di causa, opinioni e critiche di decenni di cinematografia
internazionale.
Il Teatro Miela di Trieste, il "teatro instabile" del Friuli-Venezia
Giulia, festeggia il suo dodicesimo compleanno e alza il sipario su un
nuovo modo di fare spettacolo: senza dubbio originale, sempre lontano
dalla routine, solo per il gusto di fare cultura.
Un invito, dunque, a tutti cineamatori agguerriti e dilettanti per una
visione imperdibile di quei successi che non hanno conosciuto limiti generazionali,
ma che temono soltanto superficialità e silenzio.
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