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Al Miela
"Chi li ha visti"?


 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Trieste 15 marzo 2002

Il book degli "illustri scomparsi" è, in realtà, uno scrigno prezioso dei simboli di un'era in costante evoluzione: la rapidità con cui i tempi si evolvono, talvolta, è implacabile giustiziere di memorie da salvaguardare. Anche il cinema, arte moderna eppure già ricca di storia, subisce questo fluire impietoso: fin troppo spesso, ciò che il comune sentire riconosce come conoscenza acquisita, in realtà è mero ricordo. "Chi li ha visti?" nasce proprio dall'esigenza di riportare alla luce testimonianze di una cinematografia che la programmazione commerciale e televisiva ha "messo da parte".
Rivolta soprattutto ai giovani e giovanissimi, questa rassegna vuole ripercorrere alcune delle tappe storiche che hanno posto le basi del cinema dell'era contemporanea: capolavori del passato e cult inimitabili, in versione originale e sottotitolata, che sono entrati nell'immaginario collettivo - al di là delle classifiche - nella maggior parte dei casi senza essere stati neppure visti.
Vogliamo pensare a quest'iniziativa come un evento in fieri, tutto ancora da costruire e rielaborare: senza forzare aspettative e promesse. I titoli non mancano: a partire da "La corazzata Potemkin" (1926) e "Aleksandr Nevskij" (1938) di Sergej Michailovich Ejzenstejn a "Metropolis" (1926) e "M, il mostro di Dusseldorf" (1931) di Fritz Lang; per poi passare ai più recenti "La dolce vita" (1960) di Federico Fellini e "Il cielo sopra Berlino" (1987) di Wim Wenders.
Il 14 marzo è stato solo l'inizio di un percorso che merita d'essere intrapreso, un po' per curiosità e un po' per condividere, con cognizione di causa, opinioni e critiche di decenni di cinematografia internazionale.
Il Teatro Miela di Trieste, il "teatro instabile" del Friuli-Venezia Giulia, festeggia il suo dodicesimo compleanno e alza il sipario su un nuovo modo di fare spettacolo: senza dubbio originale, sempre lontano dalla routine, solo per il gusto di fare cultura.
Un invito, dunque, a tutti cineamatori agguerriti e dilettanti per una visione imperdibile di quei successi che non hanno conosciuto limiti generazionali, ma che temono soltanto superficialità e silenzio.

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