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Giuseppe Tominz: "L'arte delle virtù borghesi"
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Il Museo
Revoltella di Trieste ospita dal 3 marzo al 28 aprile, un'antologica dedicata
alle opere di Giuseppe Tominz.
"L'arte delle virtù borghesi", il titolo della mostra,
è la prima chiave di lettura di una carrellata di ritratti che,
al di là della verosimiglianza, sono lo specchio di un'epoca, di
un modo di vivere, di vestire, di arredare e di concepire le virtù
borghesi a Trieste tra la fine del '700 e la prima metà dell'800.
Giuseppe Tominz (1790-1866) nacque a Gorizia, e studiò a Roma dove
venne in contatto con i maggiori nomi del neoclassicismo dell'epoca, tra
cui Canova. Gli anni romani furono decisamente formativi per questo giovane
talento che lì crebbe in un ambiente estremamente stimolante e
colto. Venuta meno la protezione del suo mecenate, il pittore Domenico
Conti Bazzani, Tominz ritornò a Gorizia dove gli furono commissionati
alcuni lavori di poco conto. Probabilmente, a causa della morte della
moglie ed a causa dei disagi economici in cui era costretto a vivere,
Tominz si trasferì nella vicina Trieste, e nel 1922 iniziò
una brillante carriera di ritrattista. Grazie alla verosimiglianza dei
suoi ritratti, ed al particolare benessere della società triestina
della metà dell'800, ogni famiglia benestante dell'epoca commissionava
all'artista almeno un ritratto, anche se la tendenza era quella di rappresentare
interi gruppi famigliari. Una Trieste neoclassica, formata da tedeschi,
inglesi, serbi ed italiani, commercianti e costruttori, che attorno all'800
approdarono nel Porto Franco di Trieste per fondare solide attività
commerciali e sfruttare tutte le opportunità che la città
offriva. Pur mantenendo una forte identità culturale e religiosa
con le origini, questi "borghesi" tendevano ad omologarsi con
le tendenze e le mode del luogo, ecco perché, soprattutto nei ritratti
ufficiali, compaiono con i costumi, le mode ed i gusti di allora. Il grande
merito di Tominz è senza dubbio quello di averci tramandato, attraverso
i suoi quadri, gli usi ed i costumi di un'epoca. Il suo è un mondo
"Bidermaier", come è stato definito da alcuni critici,
che risente del benessere e del ripristino dell'ordine, dopo le guerre
napoleoniche, con una spiccata tendenza a rinchiudersi nel privato, nella
sfera degli affetti e della famiglia.
Al di là dell'incapacità prospettica tominziana, evidenziata
a volte dalla disarmonia delle mani, ciò che più colpisce
è l'abbigliamento dei soggetti, la verosimiglianza dei pizzi, dei
velluti, delle porcellane e dei gioielli. Le maniche a "farfalla",
dette anche a "prosciutto", oppure i guanti gialli degli uomini,
denotano i vezzi di allora. Ricche e sontuose sono anche le acconciature
a "torretta" delle donne sposate, spesso ritratte con i loro
scialli di cachemire, dono di nozze delle loro madri. Impareggiabili anche
i gioielli, le perle e le fibbie, spesso incastonate con pietre che iniziavano
con la stessa lettera del nome della proprietaria.
Nella saletta dei lussiniani, le sorelle Ragusin sono ritratte con le
"bendizze" in testa, cioè i tipici fazzoletti bianchi
che usavano portare, sinonimo di un gruppo sociale laborioso, anche se
ricco, dedito alle fatiche dei commerci ed al risparmio.
I ritratti successivi, quelli datati attorno al 1830-50, dimostrano una
capacità di penetrazione psicologica dell'artista verso i suoi
ritratti. Mentre prima Tominz dava maggior rilievo alla verosimiglianza
esteriore dei suoi lavori, successivamente acquistò anche un'abilità
di notevole rilievo nel rappresentare lo stato d'animo dei soggetti. Nel
fare ciò Tominz si avvalse anche dell'illuminazione, quasi teatrale,
che creava nei suoi ritratti, spesso enfatizzata dal bianco dei tessuti.
Questo aspetto fu decisivo nel determinare la qualità delle sue
tele, basti pensare ai ritratti di Nicola Botta, ai coniugi Birti ed al
ritratto di suo padre.
Tra le curiosità della mosta, un autoritratto del pittore rappresentato
in una posa molto intima, anche se discreta, che fungeva da porta del
suo bagno, e la figura di un nano, applicata su una sagoma di legno, che
fungeva da ferma porta.
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