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Friuli-Venezia
Giulia: terra di tartufi?


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Trieste 21 dicembre 2001

Il Friuli-Venezia Giulia terra di tartufi? Visti gli ultimi fortunati ritrovamenti si direbbe che questa ricchezza della natura potrebbe aggiungersi alla gastronomia locale, e magari abbinarsi a qualche vino friulano già famoso nel mondo. A fine novembre nei dintorni di Muzzana, in provincia di Udine, è stato trovato un esemplare di quasi 50 grammi di "tuber magnatum", il tartufo bianco pregiato noto alle corti rinascimentali e oggi conosciuto come tartufo di Acqualagna. Il pezzo trovato in Friuli dalla scorza colore giallo dorato carico, scuro all'interno e dal profumo molto accentuato, aveva un valore di mercato di circa 500mila lire. La "scoperta" si affianca a quelle già avvenute in passato del più comune, ma non per questo meno ricercato, "mesenterico". Niente tartufi bianchi, ma altre tre specie di nero erano state trovate in provincia di Trieste dall'associazione micologica "Bresadola", dopo una ricerca che aveva fruttato ben 55 raccolte, lasciando ben sperare per il futuro. L'ultimo ritrovamento è invece avvenuto pochi giorni fa, sempre nei boschi di latifoglie di Muzzana e Carlino: un'altra dozzina di tartufi bianchi pregiati e dal profumo particolarmente intenso. Nel paniere, è finito anche un esemplare di circa 100 grammi il cui valore sul mercato si aggira intorno al milione di lire. Le ricerche del bianco pregiato, ma anche delle altre specie, si estenderanno ora ai comuni di Torreano e Attimis (sempre in provincia di Udine) dove e' stato segnalato il "tuber brumale", nero invernale che per qualità viene subito dopo il nero pregiato, unica specie ancora non ritrovata nelle colline friulane delle nove di cui e' consentita la raccolta e la commercializzazione. La scoperta fatta a Muzzana (Udine) è di Gianluigi Gregori, responsabile del Centro sperimentale di tartuficoltura di Sant'Angelo in Vado, vicino a Urbino, nelle Marche, assieme ad esperti dell'ERSA e del Comune dove e' stato ritrovato. A complimentarsi per primo e' stato il vicepresidente del Consiglio regionale, Matteo Bortuzzo, che all'inizio di novembre si era recato a S. Angelo in Vado per verificare l'operatività del Centro con il quale il Friuli Venezia Giulia ha firmato una convenzione per arrivare a una mappatura della presenza dei tartufi nel nostro territorio, fatta anche per qualità. Sono certo - ha affermato Bortuzzo - che se riusciremo a considerarlo una ricchezza naturale delle nostre terre, se arriveremo ad inserirlo nelle nostre ricette, apriremo la porta ad un elemento importante per l'imprenditoria della ristorazione così come per l'offerta turistica regionale. "Averlo trovato nei vecchi residui boschivi di Muzzana - ha spiegato Gregori - dimostra una volta di più che anche il Friuli Venezia Giulia era una ricca miniera di questo fungo sotterraneo, andata distrutta con la coltivazione troppo intensa di mais, di erba medica. Invece il terreno lasciato incolto oggi ripaga con una qualità di tartufo che si trova solo in alcune regioni d'Italia ovvero in Piemonte, nelle Marche e in Umbria e da oggi anche qui, dove proseguiremo con ricerche mirate.

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