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Friuli-Venezia
Giulia: terra di tartufi?
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Il Friuli-Venezia
Giulia terra di tartufi? Visti gli ultimi fortunati ritrovamenti si direbbe
che questa ricchezza della natura potrebbe aggiungersi alla gastronomia
locale, e magari abbinarsi a qualche vino friulano già famoso nel
mondo. A fine novembre nei dintorni di Muzzana, in provincia di Udine,
è stato trovato un esemplare di quasi 50 grammi di "tuber
magnatum", il tartufo bianco pregiato noto alle corti rinascimentali
e oggi conosciuto come tartufo di Acqualagna. Il pezzo trovato in Friuli
dalla scorza colore giallo dorato carico, scuro all'interno e dal profumo
molto accentuato, aveva un valore di mercato di circa 500mila lire. La
"scoperta" si affianca a quelle già avvenute in passato
del più comune, ma non per questo meno ricercato, "mesenterico".
Niente tartufi bianchi, ma altre tre specie di nero erano state trovate
in provincia di Trieste dall'associazione micologica "Bresadola",
dopo una ricerca che aveva fruttato ben 55 raccolte, lasciando ben sperare
per il futuro. L'ultimo ritrovamento è invece avvenuto pochi giorni
fa, sempre nei boschi di latifoglie di Muzzana e Carlino: un'altra dozzina
di tartufi bianchi pregiati e dal profumo particolarmente intenso. Nel
paniere, è finito anche un esemplare di circa 100 grammi il cui
valore sul mercato si aggira intorno al milione di lire. Le ricerche del
bianco pregiato, ma anche delle altre specie, si estenderanno ora ai comuni
di Torreano e Attimis (sempre in provincia di Udine) dove e' stato segnalato
il "tuber brumale", nero invernale che per qualità viene
subito dopo il nero pregiato, unica specie ancora non ritrovata nelle
colline friulane delle nove di cui e' consentita la raccolta e la commercializzazione.
La scoperta fatta a Muzzana (Udine) è di Gianluigi Gregori, responsabile
del Centro sperimentale di tartuficoltura di Sant'Angelo in Vado, vicino
a Urbino, nelle Marche, assieme ad esperti dell'ERSA e del Comune dove
e' stato ritrovato. A complimentarsi per primo e' stato il vicepresidente
del Consiglio regionale, Matteo Bortuzzo, che all'inizio di novembre si
era recato a S. Angelo in Vado per verificare l'operatività del
Centro con il quale il Friuli Venezia Giulia ha firmato una convenzione
per arrivare a una mappatura della presenza dei tartufi nel nostro territorio,
fatta anche per qualità. Sono certo - ha affermato Bortuzzo - che
se riusciremo a considerarlo una ricchezza naturale delle nostre terre,
se arriveremo ad inserirlo nelle nostre ricette, apriremo la porta ad
un elemento importante per l'imprenditoria della ristorazione così
come per l'offerta turistica regionale. "Averlo trovato nei vecchi
residui boschivi di Muzzana - ha spiegato Gregori - dimostra una volta
di più che anche il Friuli Venezia Giulia era una ricca miniera
di questo fungo sotterraneo, andata distrutta con la coltivazione troppo
intensa di mais, di erba medica. Invece il terreno lasciato incolto oggi
ripaga con una qualità di tartufo che si trova solo in alcune regioni
d'Italia ovvero in Piemonte, nelle Marche e in Umbria e da oggi anche
qui, dove proseguiremo con ricerche mirate.
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