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Grandi cartellonisti in mostra fino al 27 gennaio
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Lui è
Leopoldo Metlicovitz l'altro è il suo allievo prodigioso, Marcello
Dudovich. Entrambi nati a Trieste e entrambi considerati tra i più
grandi cartellonisti dell'epoca in cui gli spot televisivi e radiofonici
non potevano ancora sostituire il messaggio dell'immagine stampata.
La mostra allestita a Trieste - nel palazzo Ras in piazza della Repubblica
1, ogni giorno dalle 10 alle 19.30 fino al 27 gennaio 2002 - mette a disposizione
del pubblico 30 manifesti originali, provenienti dalla Raccolta Bertarelli
del Castello Sforzesco di Milano.
L'esposizione, intitolata "Metlicovitz e Dudovich. Grandi cartellonisti
triestini", mette in risalto le affinità tra i due artisti,
fornendo una chiave di lettura della vita e del clima di quegli anni compresi
tra la fine dell'800 e la metà del '900.
Metlicovitz (Trieste 1868- Pontelambro1944), costituisce con Dudovich
e Hohenstein il trio dei maggiori cartellonisti dell'epoca d'oro del manifesto
italiano (1890-1915). Lavorò a lungo a Milano per Ricordi creando
alcuni tra i più significativi manifesti del tempo, molti dei quali
dedicati all'automobile, dopo aver iniziato il suo apprendistato come
aiuto litografo presso una tipografia di Udine nel 1882. Nel 1892 la feconda
collaborazione
con le Officine Grafiche Ricordi, dapprima in veste di direttore tecnico,
poi producendo disegni propri. Notevole la sua produzione nell'ambito
della pubblicità di opere teatrali, nella quale Metlicovitz si
avvalse anche dei personali rapporti di amicizia con i maggiori musicisti
dell'epoca, fra cui Puccini. E' del 1925 il noto ed efficace bozzetto,
realizzato per la Fiat, della 509 dove la vettura, su uno sfondo di alte
fiamme, viene sollevata da
una gigantesca mano che spunta dallo stabilimento del Lingotto. Artista
eclettico è stato illustratore di cartoline, di spartiti, di libri,
di riviste, di figurine (Liebig) e di francobolli oltre che scenografo
e pittore paesaggista.
Allievo di Metlicovitz, Marcello Dudovich (Trieste1878 - Milano 1962)
è considerato il più importante disegnatore pubblicitario
italiano. E proprio a Trieste iniziò a dipingere dopo aver tentato
senza successo di lavorare sul mare imbarcandosi come mozzo su una nave
mercantile. Dopo una brave esperienza a Monaco di Baviera, si trasferì
a Milano per entrare a far parte della celebre Ricordi con il compito
di trasferire sulla pietra litografica i bozzetti di celebri artisti dell'epoca,
tra i quali Leopoldo Metlicovitz che lo notò e lo incoraggiò
a disegnare soggetti pubblicitari. Uno dei suoi primi manifesti, per i
cappelli Borsalino, è considerato un capolavoro di arte reclamistica,
così come il notissimo cartellone creato nel 1934 per la Nuova
Ballila Fiat, tipico per l'insolita vista da tergo di una bella donna.
La mostra di Trieste avrà anche uno scopo benefico, poiché
i proventi della vendita del catalogo verranno donati alla "Fondazione
Luchetta, Ota, D'Angelo, Hrovatin", intitolata ai giornalisti triestini
morti a Mostar durante un servizio sulla guerra dell'ex Jugoslavia.
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