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Svevo e il professor Zois, mercante di gerundii
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Trieste 14.06.2002
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Il Museo Sveviano di Trieste ha colto l’occasione del XVIII Simposio Internazionale “Mediterranean Joyce” – organizzato dall’Università degli Studi di Trieste, in collaborazione con l’International James Joyce Foundation, presso la Stazione Marittima fino al 22 giugno 2002 – per tornare sul rapporto fra i due grandi scrittori, che hanno riconosciuto nel capoluogo giuliano un riferimento d’eccezione. Inaugurata l’8 marzo scorso, la mostra “Svevo e il professor Zois, mercante di gerundii” rimarrà aperta fino al 31 gennaio 2003. Italo Svevo, alias Ettore Schmitz, disse del suo maestro “Non è una vita facile quella del mercante di gerundii” (da “Il Convegno”, 1927) per illustrarne la personalità e l’attività letteraria. Accomunati da un tributo pagato alla letteratura e non facile per entrambi, furono – per necessità sociali e familiari – uno industriale e l’altro insegnante. Al percorso espositivo fanno da cornice i trenta ritratti del maestro Chersicla, con tutti i personaggi che vissero e parteciparono alla vicenda umana e letteraria di Svevo e del professor Zois (licenza triestina!) nella Tergeste d’inizio secolo. La mostra si articola lungo quattro itinerari, il primo dei quali dedicato ai presupposti culturali dell’incontro tra i due, ponendone in relazione la formazione religiosa ed educativa. Entrambi avevano ricevuto un’eccellente istruzione, al di fuori dall’ambito familiare: Svevo a Segnitz, in Baviera, Joyce al Clongowes Wood College di Sallins e al Belvedere College di Dublino. Ed entrambi, poi, si allontanarono, in adolescenza, dalla fede dei loro avi e si ritrovarono uniti da simpatie socialiste e da una straordinaria passione per la filosofia e la letteratura. Il fatidico incontro avvenne nel 1907, quando Ettore Schmitz interpellò James Joyce, insegnante d’inglese molto apprezzato dalla buona borghesia, per perfezionarsi nella conoscenza della lingua. L’irlandese impartiva le sue lezioni tre volte alla settimana a Villa Veneziani, presso la fabbrica di vernici di cui Svevo era amministratore. Joyce incantò Schmitz, esprimendo i suoi originali punti di vista letterari e riferendogli delle preoccupazioni che gli dava la stesura di “Stephen Hero”; Schmitz rivelò al giovane insegnante il suo intimo travaglio di scrittore ignorato dalla critica. Ne nacque un rapporto di profonda comprensione, conoscenza e stima intellettuale reciproca. Il secondo percorso della mostra affronta il dibattuto problema del rapporto umano e artistico tra i due scrittori. Svevo-Joyce è quasi un binomio indissolubile: il dialogo didattico che si venne a creare permise, infatti, a ciascuno di essi di entrare in contatto con l’opera dell’altro. Se ci sia stata un’amicizia resterà probabilmente un argomento dibattuto e controverso ancora per molto tempo, anche tra quelli che furono testimoni diretti dei loro incontri, giacché risulta praticamente impossibile avere l’esatta dimensione di ciò che legò, fino alla morte di Svevo, il “maestro di gerundi” e il suo allievo. Ai visitatori, dunque, la possibilità di farsene un’opinione, attraverso l’esame dei documenti originali dei loro scambi epistolari, raccolti nella terza sezione. Conclude l’allestimento il quarto percorso dedicato all’attività di Joyce nella città adriatica e all’eco della sua permanenza triestina nelle opere: gli anni triestini furono, infatti, fecondi di progetti per nuove opere (l’episodio di Circe dell’Ulysses o l’ispirazione dalla figura di Livia Schmitz per Anna Livia Plurabelle). L’ingresso è gratuito. Informazioni: Museo Sveviano, Piazza A. Hortis, 4 – Trieste; tel. 040.301214 int. 621.
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