La rassegna presenta una raccolta degli ultimi lavori della fotografa padovana, che ha voluto catturare le memorie di sensazioni vissute in immagini semplici ed essenziali, una sorta di racconti autobiografici narrati con intenso lirismo. La semplicità, del resto, come suggerisce il titolo stesso della mostra, è il fil rouge della sua ricerca, che nasce dal desiderio di rendere tutto ciò che le appartiene il più diretto possibile da percepire visivamente. . Per questo la fotografa sceglie i soggetti dei suoi quadri tra gli oggetti e i luoghi di vita comune, isolandoli e decontestualizzandoli in uno spazio nuovo. Sonia Marin sceglie così scorci narrativi che coinvolgono l’osservatore in una prospettiva ravvicinata, intimistica, dando vita a piccole storie che “raccontano il profumo di un sogno lontano…”. Le sue sono storie sussurrate, comprensibili solo da un ascoltatore attento: gli oggetti di sempre parlano di una vita passata, portano addosso le tracce di un tempo antico; anche il corpo, in questo caso quello femminile, è uno dei soggetti cari all’artista, in quanto specchio delle emozioni e delle esperienze di tutta la vita: Sonia Marin ferma i gesti della quotidianità, li ritrae anche in quei difetti che danno, ad una natura cruda e realistica, una connotazione surreale. La luce è usata come se fosse la colonna sonora di queste storie, ne descrive l’atmosfera trasognante e poetica, scandisce le forme dei “personaggi” accompagnando la loro “voce”. In contrapposizione ad immagini confezionate di una realtà patinata, con So simple, la fotografa padovana riscopre ciò che troppo spesso si dà per scontato, ovvero una dimensione immaginaria quanto verosimilmente realistica. La sua volontà è di salvare l’immagine, affinchè il tempo non si porti via relazioni, presenze, atmosfere, oggetti divenuti concretizzazioni di memorie. Sonia Marin propone uno stile che si snoda continuamente fra diverse ipotesi, senza legarsi mai troppo strettamente né alla classicità di still-life molto ben stampati, né alla dichiarata preferenza per il bianco/nero. E se un legame esiste, è piuttosto rintracciabile nella ricerca delle atmosfere, nello studio delle luci e, soprattutto, nella volontà di creare strutture narrative nuove e dinamiche.
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