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WILLIAM KLEIN
Pittore, fotografo, cineasta, grafico, William Klein sfugge ai clichés,
alle categorie, alle correnti.
Rompendo con la tradizione, Klein ha imposto un nuovo stile, violento
e grafico, dove si mescolano humor nero, critica sociale, satira e poesia.
Il suo è un chiaro rifiuto per l'ossessione dello sguardo oggettivo, per
il rapporto tra fotografo e soggetto che stravolge destreggiandosi tra
la fotografia amatoriale, il reportage e la foto in posa. Klein utilizza
una pellicola ultra rapida, delle inquadrature e dei metodi di stampa
inusuali liberando il formato 35 mm da ogni limite e trasformando irregolarità,
grana, contrasto, deformazione e astrazione in un nuovo linguaggio visivo.
"Per la prima volta - scrive il poeta e critico Alain Jouffroy - delle
fotografie hanno superato l'evoluzione delle arti plastiche. Klein ha
sviluppato tutti i temi trattati in seguito dalla Pop Art e dal Nouveau
Réalisme". Così, in sequenze cinematografiche, scorrono le immagini di
New York (1954). Il punto di vista è quello di chi esplora e cataloga:
New York, metropoli dell'assurdo, la città con la quale ha sempre avuto
un rapporto di odio/amore, abbandonata e ricercata e che descrive con
le folle abbrutite, i cortei e le processioni senza senso, le violenze,
i muri ricoperti di segni. Klein dichiara di "raccontare gli abitanti
di New York nello stesso modo in cui lo staff di un museo avrebbe documentato
gli Zulù". Fotografa un matrimonio come se fosse una sommossa e, viceversa,
una manifestazione come se fosse un ritratto di famiglia. Mescola l'album
di famiglia col New York Daily News, e poi il dadaismo: umorismo nero
assurdo. Ma non solo, ci sono anche gli elementi del divertimento e del
caso. L'esperienza con Léger, la ricerca pittorica perseguita per anni,
fanno della fotografia di Klein uno strumento nuovo: la tecnica nasce
da immagini sfuocate, inquadrature distorte, incidenti, qualsiasi cosa
gli capiti; i contenuti dalla testimonianza, dall'istantanea più cruda,
dal grado zero della fotografia. Per lui il disegno, lo scenario grafico,
l'impaginazione sono quasi altrettanto importanti delle fotografie: immagini
messe fittamente una vicina all'altra, nello stile delle strip comiche,
immagini in contrasto tra loro, tagliate al vivo, parodie di cataloghi,
una ventata di Dada. Lo dimostrano i suoi "contact", immagini fotografiche
contaminate da un procedimento grafico dove colore e segno intervengono
sulla "età primitiva" della fotografia e la fanno diventare altro. Anche
la moda è avvicinata in modo insolito, grafico, nuovo. Klein introduce
l'obiettivo grandangolare, l'open flash, l'esposizione multipla e circonda
le modelle di un'aura scintillante di luci in movimento. Crea set con
prospettive distorte, produce immagini surreali che hanno influenzato
le successive generazioni di fotografi di moda. Le sue innovazioni non
sono solo tecnologiche: cambia anche il modo di vedere la donna, incoraggiando
le modelle a "recitare" per la macchina fotografica, piuttosto che posare
semplicemente, con una gestualità libera. E la sua "estetica da strada"
apre una nuova via alla fotografia di moda.
Pier Sicurella
novembre 2000
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Milano
fino al
17 dicembre
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copyright William Klein.
WILLIAM KLEIN
old and new work
Milano
Galleria Carla Sozzani
Corso Como 10 Tel. 02.653531
Fino al 17 dicembre 2000
Orario: lunedì, ore 15.30 - 19.30
martedì, venerdì, sabato, domenica,
ore 10.30 - 19.30
mercoledì e giovedì,
ore 10.30 - 21.00
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