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La millenaria arte aborigena australiana
a Torino
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A Torino, a Palazzo
Bricherasio, arriva un pezzo di Australia aborigena. Dal 29 giugno al 24
agosto, saranno infatti esposte, in una grande mostra curata da Achille
Bonito Oliva, oltre novanta opere, tutte di grande dimensioni e che illustrano
la storia del movimento ''Australian Aborigina Contemporary Desert Art''
fondato nel 1971. Il movimento artistico nacque nella piccola ed isolata
comunita' aborigena di Papunya, nell'Australia centrale estendendosi poi
progressivamente a molte altre comunita' del deserto quali Balgo, Haast's
Bluff, Utopia. La mostra raccoglie opere di artisti di primo piano provenienti
dalle piu' importanti comunita' del deserto. ''Nella scelta di queste opere
- spiegano gli organizzatori - e' stata posta un'attenzione particolare
alla ricerca dei nessi e delle diversita' tra gli artisti e sulle differenze
stilistiche esistenti tra l'arte delle varie comunita', dando vita ad un
percorso che si snoda tra credenze arcaiche e nuove interpretazioni. Uno
spaccato di un movimento di arte contemporanea che ha mantenuto saldi legami
con la propria cultura ancestrale, riuscendo pero' ad attualizzarli attraverso
espressioni artistiche innovative e concettuali''. L'arte aborigena australiana
e' un' arte millenaria, che affonda le sue radici in un'antica tradizione
ed in un immaginario fondamentalmente religioso. Per gli aborigeni l'uomo
non potra' mai possedere una terra perche' e' alla terra che lui stesso
appartiene. La politica d'assimilazione perseguita dal Governo australiano
negli anni Sessanta promosse l'esodo in massa delle tribu' nomadi dell'Australia
centrale dalle loro terre d'origine e per questo sacre, in riserve gestite
dall'amministrazione pubblica. Cominciarono cosi' a perdersi e degradarsi
le credenze e le pratiche antiche di quei popoli, pratiche che nel 1971
Geoffrey Bardon, un giovane maestro che insegnava a Papunya, cerco' di recuperare.
Ispirandosi ai grandi e complessi disegni eseguiti per terra durante i riti
aborigeni, Bardon esorto' alcuni suoi allievi a dipingere un murales basato
sulla loro grande mitologia della creazione (dreaming). L'iniziativa tocco'
da vicino gli anziani di quelle tribu' che cominciarono cosi' a collaborare.
Nacque cosi' una nuova arte sacra e rituale di notevole valore antropologica
che la mostra a Palazzo Bricherasio vuole rendere nota anche in Italia. |