Porsche Boxster RS 60, semplicemente irraggiungibile…

Alzi la mano chi, almeno una volta nella vita, non abbia mai desiderato (durante la bella stagione) di poter scorrazzare in lungo ed in largo con un’amabilissima spider “due posti secchi”… Se praticamente tutte le vetture in commercio offrono la stessa, impagabile ed inebriante, sensazione di libertà “plen air”, poche, anzi pochissime, sono quelle in grado di regalare indimenticabili sensazioni di guida, almeno per chi è dotato di mano esperta ed idee chiare riguardo alle più corrette tecniche di guida. Il problema, per quanto possa sembrare banale, è il bilanciamento della vettura o, per dirla meglio, la ripartizione dei pesi: un fattore tecnico che traccia l’indelebile linea di confine tra le spider “guidabili” e quelle “pilotabili”. Si dirà: ma se voglio godermi la guida a cielo aperto mi basta fare una passeggiata… Vi assicuro che trovandosi a percorrere un tracciato montano ben disegnato, tra tornanti e curvoni veloci a mezza costa, il fatto di poter disporre di una vettura perfettamente equilibrata e “neutra” nei comportamenti, consente di raggiungere un alto livello di godimento al volante che è diretta conseguenza del “limite” che il mezzo è in grado di offrire. Un limite elevatissimo, targato Porsche, che fa della Boxster S la regina incontrastata di questa categoria e della serie limitata RS 60 l’imperatrice assoluta a livello mondiale. Di spider ne ho provate tante, alcune con innumerevoli pregi, altre più approssimative nei comportamenti e nelle rifiniture, ma nessuna (e sottolineo nessuna) può essere accostata nella totalità dei suoi contenuti alla Porsche Boxster RS 60. Il motivo? Non è la più potente, ma i suoi 303 cavalli sono tutti perfettamente sfruttabili in qualunque circostanza. Non ha il design più moderno, ma la sua linea classica è mutuata dal fascino delle Porsche più nobili che hanno scritto pagine indimenticabili nella Storia dell’Automobilismo, come la 550 RS e la 718 RS 60 da cui discende idealmente: proprio la Porsche 718 RS 60 Spyder, dopo un numero incalcolabile di vittorie di categoria, riuscì a raggiungere e battere gli avversari anche nelle categorie riservate alle cilindrate superiori, ottenendo la sua prima vittoria assoluta nel 1960, con Hans Herrmann e Olivier Gendebien, nella 12 ore di Sebring in Florida valida per il Campionato del Mondo Costruttori. Ancora: non è la più sfarzosa negli interni, ma la sua ergonomia è semplicemente perfetta e tutto, ma proprio tutto, nell’abitacolo è stato accuratamente studiato per consentire di mantenere una guida sportiva anche per lunghi tragitti, senza per questo dover ricorrere il giorno successivo alle cure di un fisioterapista. Eppoi la qualità dei materiali utilizzati per i sedili, la plancia, il volante, il cambio è di altissimo livello, esattamente come l’accuratezza dell’assemblaggio: ora capite perché è il più scomodo termine di paragone per qualunque sua concorrente?

Estetica & Abitacolo: 9
Alla vista non è “chiassosa”, tutt’altro: nella tinta “Argento GT metallizzato” scelta a Weissach la RS 60 risulta persino discreta, connotata di un fascino unico, espresso nei profili sinuosi che percorrono la linea di cintura dall’avantreno morbido alla coda armoniosa e sfuggente. Non va dimenticato, inoltre, che RS 60 legittima la sua “tiratura limitata” a 1960 esemplari (ma guarda che caso…) distinguendosi  in maniera altrettanto discreta dalla sorella minore Boxster S: nel frontale disegnato dal pacchetto Porsche Sport Design così come nei listelli sottoporta in acciaio legato di serie con scritta “RS 60 Spyder”; nella leva del cambio sportiva, nonché nella fascia centrale dei sedili sportivi, nel pannello porta, oltre al volante ed all’impugnatura della leva del freno a mano rivestiti in pelle realizzata con una speciale stampa per accentuare il carattere sportivo ed esclusivo degli interni. Anche il design del quadro portastrumenti, con parte frontale in argento GT metallizzato, è originale: l’abbassamento della caratteristica palpebra, altrimenti posizionata sopra il quadro portastrumenti, il grande contagiri centrale e i due quadranti rotondi esterni aggiungono un tocco esclusivo e purista, conferendo il fascino di una vettura da corsa anche al cruscotto. Il look particolare del modello è sottolineato ulteriormente da altri dettagli raffinati come la cornice del parabrezza verniciata in colore nero, le luci posteriori completamente rosse, il tunnel centrale, il retro degli schienali dei sedili sportivi e il rivestimento del rollbar in argento GT metallizzato, in perfetta armonia con le cinture di sicurezza in argento. Dulcis in fundo, l’impianto di scarico sportivo modificato, dotato di terminale centrale a due uscite, aumenta la potenza del motore da 295 fino a 303 CV. A “calzare” degnamente RS 60, ci pensano poi i distanziali che accentuano ulteriormente i bellissimi cerchi da 19 pollici del pacchetto Porsche Sport Design nei passaruota. Non c’è dubbio: siamo al cospetto di un’opera d’arte…

Guidabilità: 9

A scanso di equivoci lo dico subito: sono uno strenuo assertore dell’importanza fondamentale che il differenziale a slittamento limitato riveste su qualunque trazione posteriore con più di 200 cv. Su RS 60 di cavalli se ne contano 303 e l’”autobloccante” non c’è (altrimenti le avrei dato 10…). L’eccelso Luca Riccitelli (pluricamione GT e vincitore della GT2 alla 24 di Le Mans con una 996 GT3 RSR), disquisendo amabilmente sull’argomento ha cercato di rassicurarmi sul fatto che il posizionamento “centrale” del motore conferisce alla Boxster un’impostazione particolarmente “piatta”, che la rende scevra da pattinamenti indesiderati della ruota interna alla curva. Caro Luca, il tuo ragionamento sul “veloce” può anche starmi bene, ma dopo aver “frustato” la cavallina di Stoccarda sui tornantoni della Cesana – Sestriere, ti assicuro che (soprattutto in uscita…) l’autobloccante mi avrebbe fatto un gran comodo e non avrei dovuto mortificare l’estasi dell’equilibrismo parzializzando sul gas… Si dirà, vabbè ma sono cose da specialisti; ed allora io rispondo che uno “Stradivari” di siffatta perfezione bisogna ogni tanto suonarlo utilizzandone tutte le corde, sempre se si ritiene di esserne capaci. E molti clienti Porsche a mio avviso lo sono… Al di là di questo, viene spontaneo testimoniare che il comportamento dinamico di RS 60 rasenta la perfezione: inserimento in curva “chirurgico” senza problemi di rollio (il che equivale a transitori da favola nelle chicanes…) e con un lieve sottosterzo ben gestibile, a garantire il margine di sicurezza più opportuno se si è un tantino esagerato in staccata. I freni sono da “pista” e non si affaticano proprio mai, con un pedale sempre bello “tosto” e modulabile. Proprio a volerle trovare un difetto, RS 60 manifesta nella precisione degli innesti del cambio una lieve difficoltà quando l’uso sportivo è prolungato, e le temperature salgono: ma stiamo parlando dei sofismi di chi si ostina a ricercare la cambiata al millisecondo anche dopo una “tirata” da un’ora… A far da contraltare restano la pedaliera impeccabile per posizionamento ed azionabilità, il rapporto di sterzo assolutamente approriato e l’escursione della leva del cambio particolarmente corta. In sintesi un capolavoro. L’ennesimo di casa Porsche…