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Premio Stresa di Narrativa, scelte le 5 opere finaliste dell’edizione 2003 del Premio Stresa di Narrativa, la premiazione ad ottobre
da Stresa
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Verbania 25.07.2003
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La giuria dei critici del Premio Stresa di Narrativa, composta da Isabella Bossi Fedrigotti, Angelo Gaccione, Cesare Medail, Orlando Perea e Ariberto Segala e presieduta da Gianfranco Lazzaro, ha selezionato le cinque opere finaliste del Premio Stresa di Narrativa. Le opere prescelte, che saranno ora sottoposte alla giuria di quaranta lettori, che congiuntamente alla giuria dei critici determinerà il vincitore, sono, “La Mennulara” di Simonetta Agnello Hornby, edito da Feltrinelli, “Casa Rossa” di Francesca Marciano, edito da Longanesi, “L’Orologio di Monaco” di Giorgio Pressburger, edito da Einaudi, “Mai senza una donna” di Marisa Fenoglio, edito da Sellerio, “Prima della quiete” di Elena Giannini Belotti, edito da Rizzoli. Il premio Stresa di Narrativa sarà consegnato nel mese di ottobre a Stresa. La manifestazione è organizzata dall’associazione Turistica Pro Loco di Stresa, con il patrocinio del Comune di Stresa, della Regione Piemonte e della Provincia del Verbano Cusio Ossola. La Giuria dei critici ha, altresì, deciso di attribuire un premio speciale alle seguenti opere, “Il vizio oscuro dell’Occidente – Manifesto dell’antimodernità” di Massimo Fini, edito da Marsilio, “Benedetti Americani” di Massimo Teodori, edito da Mondadori, “Gregory Keen – Il tempo degli addii”, edito da Editrice Nuove Scritture, “L’oro di Podirago” di Franca Primavesi, edizioni Fontana – Canton Ticino, “In quota – montagna e turismo: equazione imperfetta” di Marco Travaglini e Massimo Rampinini, edito da Neos edizioni. Il premio Stresa di Narrativa è nato nel 1976 ed è ripreso dopo un’interruzione di alcuni anni nel 1995. La presenza di tutte le principali case editrici e la partecipazione di scrittori di grande fama, tra gli altri, Maurizio Maggiani, Alberto Bevilacqua, Roberto Pazzi, nell’albo d’oro, conferma la sempre maggiore rilevanza del Premio nel panorama letterario italiano. L’Albo d’Oro del Premio Stresa di Narrativa: 1976 – Gianfranco Lazzaro - Il Cielo Colore delle Colline, 1977 – Eugenio Travaini - Il vento in Testa, 1978 – Marise Ferro - La Sconosciuta 1980 – Carlo della Corte - Grida dal Palazzo di Inverno, 1981 – Virginia Galante Garrone - Se Mai Torni, 1982 – Marcello Venturi - Sconfitti sul Campo, 1983 – Davide Lajolo - Il Merlo di Campagna e il Merlo di Città, 1984 – Giuliana Morandini, 1995 – Duilio Pallottelli – Voglia di Famiglia, 1996 – Enrico Fovanna – Il Pesce Elettrico, 1997 – Dante Maffia - Il Romanzo di Tommaso Campanella, 1998 – Guido Conti – Il Coccodrillo sull’altare, 1999 – Maurizio Maggiani – La Regina Disadorna, 2000 – Alberto Bevilacqua – La Polvere sull’Erba, 2001 – Roberto Pazzi – Conclave, 2002 – Diego Marani – L’ultimo dei Vostiachi. Il breve profilo delle opere finaliste: Simonetta Agnello Nornby – “La mennulara” edizioni Feltrinelli: Sicilia, 1963. Maria Rosalia Inzerillo, più conosciuta come la "Mennulara", la raccoglitrice di mandorle, è morta. Domestica della famiglia Alfallipe e amministratrice del suo patrimonio, la Mennulara è però soprattutto un mistero per la popolazione del paese. Tutti ne parlano perché si favoleggia sulla ricchezza che avrebbe accumulato, forse favorita dalle relazioni con la mafia locale. Tutti ne parlano perchè sanno e non sanno, perché c'è chi la odia e la maledice e chi la ricorda con gratitudine. Senza di lei Orazio Alfallipe avrebbe dissipato proprietà e rendite. Senza di lei Adriana Alfallipe, una volta morto il marito, sarebbe rimasta sola in un palazzo enorme. Senza di lei i figli di Adriana e Orazio sarebbero cresciuti senza futuro. Francesca Marciano, “Casa Rossa” edizioni Longanesi: Casa Rossa è appartenuta alla famiglia di Alina Strada per oltre settant'anni. Ed adesso tocca proprio a lei, ad Alina, chiuderla definitivamente, per lasciarla alla coppia australiana che ha deciso di acquistarla. Ma quella casa isolata, circondata da ulivi, che sorge nella campagna a sud di Lecce, non è un semplice edificio, è la storia stessa della famiglia Strada, una storia incominciata negli anni '30 con la nonna, la bellissima, sfuggente Renée, proseguita negli anni '50 e '60 con la madre, Alba, irrequieta e indipendente, e che giunge fino ai giorni nostri, proprio con Isabella e Alina, sorelle lontane in tutto eppure, sorprendentemente, vicinissime. Giorgio Pressburger : “L’orologio di Monaco”, edizioni Einaudi. Ognuno dei tredici racconti che compongono il libro segue la scia di un antenato: grandi rabbini, grandi rivoluzionari, grandi uomini e soprattutto una folla di umili, con storie durissime alle spalle. Nella convinzione che tutte le vite siano intrecciate l'una all'altra. Ed è così che possono stare davvero vicini, sulla carta e nella memoria di un uomo, gli avi illustri e quelli inghiottiti dall'oblio, come lo zio Francesco, morfinomane sguaiatamente innamorato della vita; come il rabbino di Cifer, autore di un patto con Dio rovinoso come un patto con il diavol, come lo zio Paolo, macchinista ferroviere, appassionato scultore e comunista tutto d'un pezzo. Marisa Fenoglio “Mai senza una donna” –edizioni Sellerio: un uomo, nella stanza di ospedale dove un male fulmineo lo ha ristretto, ferito ma quasi più umiliato dalla scoperta di essere vulnerabile, ricorda il teatrino che è stato la sua vita. Ricorda con la rabbia che l'impotenza dà agli individui abituati ad essere vincenti, agli avidi che non hanno mai riconosciuto ostacoli alla loro sete di vita e di affermazione. Perché Nicola, nato povero nell'Italia povera, emigrato in Germania, e lì arrampicatosi da sé fino al successo e alla ricchezza, invidiato dai colleghi ed amato dalle donne, estraneo ai figli, più volte sposato, senza amici, è un arrivista incontentabile vissuto in anni propizi alle sue passioni. Elena Giannini Belotti “Prima della Quiete” edizioni Rizzoli: un'emblematica figura femminile di fine ottocento è la protagonista del nuovo romanzo di Elena Gianini Belotti, un caso oggi completamente dimenticato, ma che all'epoca attirò l'attenzione della stampa e di cui si occupò anche Matilde Serao. Italia Donati sfugge al destino della sua poverissima famiglia analfabeta e diviene maestra, ma sconta duramente il coraggio di una scelta di involontaria emancipazione. Lontana dal concepire qualsiasi progetto di trasgressione, anzi persuasa di poter offrire un modo per stringere più forte il legame dei contadini con la terra, grazie alla maggiore consapevolezza di sé che l'istruzione comporta, Italia Donati è soffocata dalla condanna senza appello che tutti emettono contro di lei.
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